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Google e IBM alleate sui servizi online Maggio 14, 2008

Posted by davideonline in IBM.
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Mentre Microsoft e Yahoo! proseguiranno le proprie attività su Web da concorrenti, Google e IBM hanno deciso di unire le forze per creare nuovi servizi online e nuovi modelli di business. La tecnologia su cui lavoreranno le due partner sarà quella cloud computing, che permette di fornire servizi online d’ogni tipo attraverso reti di risorse distribuite.

Nel corso del prossimo anno IBM e Google realizzeranno una cloud, ossia una rete globale di server, attraverso la quale fornire a utenti individuali e aziende una vasta gamma di servizi, dalla pubblicazione real-time dei risultati sportivi ad applicazioni web-based per l’ingegneria. Il network poggerà su di una piattaforma open source al cui cuore vi sarà Linux, il software di virtualizzazione Xen e Apache Hadoop, l’implementazione open source del Google File System.

Google ha già adottato il modello del cloud computing per offrire agli utenti consumer i suoi molti e famosi servizi online, come webmail e storage. Secondo Eric Schmidt, CEO di Google, non c’è molta differenza tra una cloud indirizzata agli utenti consumer ed una pensata per le aziende.
Tra i servizi di classe enterprise più recenti introdotti da Google c’è Web Security for Enterprise, un’applicazione web-hosted che abbraccia la tecnologia ereditata dall’acquisizione di Postini. Il nuovo servizio protegge i server delle medie e grandi aziende da tutte le principali categorie di malware.

Il cloud computing rappresenta un nuovo approccio alle infrastrutture in cui grandi insiemi di sistemi sono collegati tra loro per fornire servizi IT. L’esigenza di tali ambienti è sempre più sentita per la crescita esponenziale delle apparecchiature connesse in rete e dei processi di streaming di dati in tempo reale, e anche per la diffusione di architetture e applicazioni Web 2.0 orientate al servizio per progetti di collaborazione e ricerca, social networking. I progressi nelle prestazioni dei componenti digitali hanno provocato un enorme aumento della portata degli ambienti IT, e di conseguenza è nata l’esigenza di poterli gestire uniformemente in un’unica “nuvola” (cloud).

Fonte: punto-informatico.it

IBM lavora alla memoria del futuro Aprile 16, 2008

Posted by davideonline in IBM.
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La panacea per tutti i problemi e le limitazioni oggi legati alle tecnologie di memorizzazione dei dati? Secondo IBM si chiama racetrack, e si tratta di un nuovo tipo di memoria magnetica capace di combinare i tipici vantaggi dei chip flash, quali performance, affidabilità e bassi consumi, con l’elevata capacità e i bassi costi degli hard disk magnetici.

Racetrack si basa su buona parte dei concetti alla base dell’odierna memoria MRAM (Magnetoresistive RAM), ed in un certo senso ne rappresenta l’evoluzione. Entrambe le tecnologie memorizzano le informazioni come una quantità di carica elettrica e non, come avviene invece nelle DRAM e nelle flash, come un campo magnetico. Racetrack dovrebbe risolvere quelle che oggi sono le due maggiori limitazioni della tecnologia MRAM: la scarsa velocità e la ridotta densità di memorizzazione.

Gli scienziati dell’Almaden Research Center (ARC) di IBM, che la scorsa settimana hanno descritto la tecnologia Racetrack in un articolo apparso su Science, affermano che questo nuovo tipo di memoria potrebbe arrivare sul mercato entro una decina d’anni, e sconvolgere l’intero settore dello storage: il motivo è che racetrack non solo si candida a rimpiazzare sia le memorie non volatili che i dischi magnetici, ma promette anche densità di memorizzazione un centinaio di volte superiori a quelle odierne. Ad esempio, IBM afferma che questa tecnologia potrebbe consentire a un dispositivo palmare, come un lettore mp3, di memorizzare circa 500mila canzoni o 3500 film con costi e consumi energetici molto ridotti.

“I dispositivi non solo sarebbero in grado di memorizzare molte più informazioni nello stesso spazio, ma richiederebbero anche molta meno potenza, genererebbero molto meno calore e sarebbero praticamente indistruttibili”, ha spiegato IBM. “Il risultato: enormi quantità di storage personale in grado di funzionare con una singola batteria, per settimane alla volta, e di durare per decenni”.

Attualmente esistono due modi principali per memorizzare le informazioni digitali: memorie ad accesso casuale allo stato solido (le memorie flash), utilizzate comunemente in dispositivi quali telefoni cellulari, lettori musicali e fotocamere digitali, e i dischi magnetici, utilizzati comunemente nei personal computer e in alcuni dispositivi palmari. Anche se entrambe le classi di dispositivi si evolvono con grande velocità, il costo per memorizzare un singolo bit di dati in un’unità a disco magnetico resta comunque circa 100 volte inferiore rispetto alla memoria flash. Se da un lato il rapporto prezzo/prestazioni del disco magnetico è molto allettante, dall’altro questi dispositivi sono intrinsecamente più lenti e meno affidabili delle memorie flash per la presenza di parti meccaniche in movimento.

Ma anche la memoria flash ha i suoi svantaggi: se è veloce a leggere i dati, è generalmente lenta a scriverli, inoltre ha una durata limitata. Ad ogni riscrittura, infatti, le celle di memoria flash subiscono una leggera usura, e alla lunga (generalmente dopo decine o centinaia di migliaia di cicli ci riscrittura) si esauriscono del tutto, diventando inutilizzabili. Poiché la racetrack si basa su storage magnetico, e non elettrostatico, IBM afferma che può essere riscritta un numero infinito di volte senza che si usuri.

“È stata un’avventura entusiasmante essere coinvolti nella ricerca sulla spintronica dei metalli sin dal suo inizio, quasi 20 anni fa, con il nostro lavoro sulle strutture spin-valve”, ha commentato Stuart Parkin, capo ricercatore presso l’ARC di IBM. “La combinazione di fisica e ingegneria dei materiali a livello atomico continua a essere molto stimolante e gratificante. La promessa della racetrack - ad esempio la possibilità di trasportare enormi quantità di informazioni nella propria tasca, addirittura di registrare la propria intera vita mentre la si vive - potrebbe consentire di liberare la creatività, portando ad applicazioni finora inimmaginabili”.

Fonte: punto-informatico.it